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“Un fiore è breve, ma la gioia che dona in un minuto è una di quelle cose che non hanno un inizio o una fine”

(P.Claudel)

In questo periodo di delirio a fasi, sono passate un paio di celebrazioni non celebrate. O almeno non come eravamo abituati. Il caso o la fortuna vuole, che proprio nella settimana della Festa della Mamma, siamo entrati nella fase due, che significa permettere ai congiunti di ricongiungersi, ai figli di riabbracciare – anche solo con gli occhi – le madri. Figli come me, che ho rivisto mia madre l’altro giorno, dopo tre mesi…

L’idea di portarle dei fiori è stata immediata, il dilemma di dove trovare un fioraio aperto nel tragitto mi aveva un po’ frenato gli entusiasmi, poi ho guardato fuori dalla finestra il campo di fiori selvatici davanti a me, proprio nel mio giardino. 

Ho preso un vaso di recupero dalla mia collezione di oggetti che tengo “perché prima o poi li userò per qualcosa” e mi sono accovacciata tra l’erba a selezionare uno per uno, tutti i fiori di un coloratissimo mazzo: giallo Botton d’Oro, viola Salvia, rosa-verde Pimpinella, bianco Margherita, verde Quercia… Tutto autoctono, naturalmente cresciuto in un prato volutamente lasciato incolto, perché dove noi non mettiamo mano, la Natura si rigenera esprimendosi in modo unico e splendido. Proprio come lo è ogni madre per un figlio: unica e splendida.

Allora se avete un campo o un parco vicino casa, ora che ci è permesso uscire, andate a raccogliere qualche fiore (senza esagerare, lasciatene sempre qualcuno per ogni tipo, in modo che possiate ritrovarli il prossimo anno, e ringraziate Madre Natura per il dono che vi fa!), componete il vostro mazzolino e magari metteteci nel mezzo un foto-biglietto che vi ritrae con vostra madre e regalatele la bellezza semplice e spontanea che ha ogni singolo, delicato fiore di campo. Che l’Amore è una cosa Semplice, non ha bisogno di niente di più di ciò che si è. 

Ricordate che ogni fiore custodisce un nome e una propria storia. Vi lascio qui quelle che ho trovato sul mio mazzolino e aspetto le vostre!

Buona Festa della Mamma!

Lily

 

Botton d’Oro 

 

Tappeti gialli si distendono in tutta la nostra penisola con questa ranuncolacea, velenosa per i bovini al pascolo nei campi, ma sembra che loro ne siano consapevoli ed evitano di mangiarla fresca. Essiccata perde la sua velenosità, per cui attendono pazientemente! In passato si diceva che le radici pestate nel sale curavano la peste, provocando vesciche che facevano fuoriuscire il male… 

Sanguisorba minor 

In passato i Romani la usavano per dare un po’ di pepe ai piatti, chiamandola Pimpinella (da Piper – pepe) . La Sanguisorba è una pianta spontanea e gracile, con piccoli fiori verdi alla base e porpora nelle parti esposte al sole, che non hanno nè profumo nè nettare, ma la pianta pare sia un valido aiuto per i disturbi dell’apparato digerente e come diuretico.

Margherita comune

 

Il nome deriva da Leukos-bianco e anthemon-fiore proprio per il suo colore. Questo fiore tanto semplice quanto bello, si trova in tutta Italia ed in Europa arriva fino in Siberia. Cresce spontanea su terreni mediamente nutrienti e umidi. Secondo la medicina popolare hanno proprietà antispasmodiche e diuretiche. I germogli primaverili possono essere usati in insalata, ma con parsimonia!

fiore salvia pratensis

Salvia dei prati

 

Salvia deriva dal latino  “salvus” = salvare, sicuro, sano. Un nome antico che indica le proprietà medicamentose anche delle altre sorelle di questa pianta: Salvia Officinalis o Salvia Sclarea. Del polline ne vanno ghiotte le api, fiori e foglie possono essere usati in cucina.

fiore salvia pratensis

Silene Fior di Cuculo 

Il nome è un omaggio al Cuculo che canta durante il periodo di nidificazione, proprio quando lei fiorisce con i suoi 5 petali, che sembrano formare delle mani aperte verso il cielo. Pare che le foglie più tenere alla base vengono consumate lessate e condite come gli spinaci, o usate per frittate o come ripieno per i tortelli…

fiore salvia pratensis

Quercia (Cerro)

Albero autoctono dell’Appenino Bolognese, il cerro ha una crescita veloce e un forte spirito di adattamento che la rende perfetta per i rimboschimenti e la protezione dei terreni dall’erosione. La quercia è un albero forte e di lunga vita, considerato da Celti, Greci e Romani come Albero Sacro,

Nomi, storie e proprietà delle piante sopra elencate sono stati studiati sul libro “Segreti e virtù delle piante” e su testi on-line (Wikipedia e Actaplantarum)