“Ciò che farò qui avrà almeno il merito di non rassomigliare a nulla, perché sarà l’impressione di ciò che avrò sentito, soltanto io…”

(C.Monet)

Sono passati mesi dall’ultimo articolo che ho scritto ma, sinceramente, mi è venuta a mancare l’ispirazione, insieme al tempo a cui si è aggiunto un osservare stanco e pigro, distratto da mille altre cose…

Avevo bisogno di prendermi uno spazio rigenerante dove alienarmi dalla realtà (sempre più folle!) e sentire, respirare creatività e bellezza. Così l’altro giorno, ho comprato i biglietti per “Monet e gli Impressionisti“, la mostra allestita a Palazzo Albergati qui a Bologna… e non potevo fare scelta migliore!

Quest’esposizione è un crescendo di emozioni che saltano fuori dai quadri ad ogni singola pennellata, ognuna ricca di una gestualità data dall’immediatezza, ma nessuna mai casuale. Passando da una sala all’altra ho viaggiato tra i campi di tulipani in Olanda, sono stata sulla Senna al calar del sole e ho camminato nel giardino di Monet tra glicini e ninfee in fiore.

Alla fine, davanti alle Rose, come al concludersi di ogni vero viaggio, ho sentito una stretta allo stomaco. Quella stretta che si sente quando qualcosa finisce, ma ancora vuole dire qualcosa prima di salutarsi: da quella tela traspare l’ultimo fiato di vita di Monet. Forte e delicato come tutte le sue opere ed i suoi fiori!

Uscita dal palazzo confusa e felice, l’aria umida della città d’autunno mi ha letteralmente investita riportandomi in via Saragozza. E da lì, insieme a mio marito, ci siamo rifugiati in un posto caldo a bere Syrah d’etichetta francese per brindare all’Arte che ha la straordinaria capacità di rendere la vita più luminosa, anche quando tutt’intorno tende al buio.

Il mio consiglio per tutti gli amanti dell’Arte senza pretese come me e per chi cerca un posto dove meravigliarsi di quanta bellezza c’è ancora al mondo è questo: regalatevi la splendida opportunità di fare questo viaggio colorato di luce. Di questi tempi credo sia necessario quanto comprare il pane!

Lily